martedì 30 dicembre 2008

Punta Del Este - Nord Wind 1939



Non è una barca.
E' La Barca !
Un sogno galleggiante in legno del 1939, almeno per quei pazzi come me che hanno sogni di legno e si commuovono sentendo lo scafo che si inclina di Bolina.
Ognuno vive e muore dei propri sogni.
I miei sono fatti così.

lunedì 29 dicembre 2008

Buenos Aires



Buenos Aires non tradisce.

Ancora sole, aria profumata e questa luce favolosa che esiste solo nel sud del mondo.
A 34 gradi Sud per la precisione.
Il verde della Riserva Ecologica, le alte gru del porto commerciale.

Una lunga skyline di grattacieli nasconde le vere origini.
La piccola chiesa della madonna Cagliaritana di bonaria, protettrice dei naviganti nel 1400.
Fu a lei che si raccomandò il primo spagnolo arrivato fin qui quando ancora cercavano l'india per Ovest.
Bonaria ...Buenos Aires, facile.

Dopo la movimentata navigazione notturna nel Rio della Plata, ci siamo infilati di precisione, a mo di utilitaria, tra un enorme portacontainer della Maersk ...e la fine del molo.
Alla Darsena C

Giusti giusti quei 300 metri che servono a noi.
E subito è cominciato il trambusto dei 1500 che dovevano sbarcare, seguiti a ruota da altrettanti in entrata.
Fiumi di bagagli e persone.

File di camion sottobordo per prelevare il Garbage ...a munnezza.
Bettoline per l'acqua, bettoline e cisterne per il bunker.
L'ordinario del fine crociera.
Alla fine l'acqua rifornita non è bastata.
Risultato: un altra bettolina e tre ore di ritardo.

Oggi il tempo di scorazzare per Calle Florida non c'è stato e non ci sarà.
Ma questo non ci impedisce di farci una Steak come si deve al baretto del terminal, una roba da mezzora.
La Sirloin Steak di qua è meglio del Bife de Lomo, cose importanti, da tenere a mente.

Buenos Aires meriterebbe almeno una lunga camminata nel quartiere di San Telmo, due chiacchiere con i discendenti dei genovesi a La Boca.
Una quantità di storie sull'emigrazione, di modi e stili di vita mischiati per sempre in qualcosa di nuovo.
Malinconie d'Italia.

Di questo passo potrebbe diventare una chimera.
Vista con il binocolo dall'aletta del ponte.
Però che bella luce !

Canal Punta Indios (Montevideo)

Al largo di Montevideo imbarchiamo i 3 piloti che si daranno il cambio durante la notte per condurci lungo l'immenso Rio della Plata fino al porto di Buenos Aires.
La pilotina - schiaffeggiata dal mare grosso - è arrivata sottobordo traballando, e se n'è tornata verso terra scomparendo a tratti tra le onde.

I piloti infileranno la nave a 15 nodi nella lunga sequenza di boe che delimitano il canale navigabile in una zona di bassi fondali di 7-8 metri.
La nave ne pesca 7 e lo scandaglio segnala 5,5 metri sotto la chiglia.
Uscire dallo stretto canale vuol dire arenarsi con certezza.

Procediamo per rotta 240 e successivamente 270, con vento reale da sud di 53 nodi.
Sottovento, sul lato di dritta, il passaggio dello scafo sull'acqua ed il vento producono una nuvola di acqua nebulizzata che arriva fino al ponte 13, a circa 40 metri di altezza.

Lo sbandamento a dritta è di 5 gradi nonostante tutti gli sforzi per scaricare i ballast sottovento e riempire quelli del lato opposto.

L'atmosfera sul ponte è tesa e concentrata, il timoniere deve fare non pochi sforzi per tenere la rotta.
La navigazione nel canale durerà tutta la notte.
Arrivo previsto nel porto di Bueno Aires alle ore 8 di domani.

venerdì 26 dicembre 2008

Venticinque

Il Natale del 2008.
Inizialmente non sembrava granchè come giornata.
La solita mussa di bordo, tra cabinisti che rompono il cellulare e baristi che versano il vino sul pc e poi si lamentano che non funziona più.

Non si sa perchè ma quando ti chiamano segnalano sempre una cosa che non ha nulla a che vedere con il fatto in se.
Tipo "non riesco ad entrare in windows, ma ieri funzionava".
Siamo arrivati al punto da chiedere se per caso abbiano acceso il pc.

Ed è stato solo un caso se ho incontrato al momento giusto Ernane, Daniela e Fernanda che tentavano di scendere a terra in pantalocini e infradito all'altezza del crew office, seccamente respinti dai Security Indiani.

Dal vederli così attrezzati all'immaginarmi sulla spiaggia al sole e ritrovarmi senza divisa ed in costume e polo ...il passo è stato brevissimo.
Perchè quando vuoi scappare non ci sono cazzi.
Scappi.
E noi di fughe siamo abbastanza esperti.

Una fuga sudata però.
Ancora molto dopo mezzogiorno, a causa di vari guasti alle lance, mancavano da sbarcare ancora circa 600 passeggeri incazzati neri.

I security avevano ordine di non far salire più di 5 membri di equipaggio su ogni lancia, per dare priorità ai pax, così cominciava a formarsi un lunga fila di disperati di bordo in attesa di evadere.
L'immagine sognante del bicchiere pieno di caipirinha ghiacciata che faceva capolino da pupille lucide tra lo stanco e l'incazzato.

Dopo la prima mezzora ne avevamo ormai le palle piene di insultare gli indiani in Brasiliano alla gangway di prora. Ci siamo avviati mestamente verso poppa immaginando un pasto frugale nella staff mess, maledicendo i passeggeri e passando nel frattempo davanti alla seconda uscita.

Dove troviamo - come un miraggio nel deserto - una lancia perfettamente vuota appena arrivata da terra.
Ai Security non abbiamo chiesto nulla, ci siamo saltati dentro prima ancora che il primo passeggero mettesse piede al ponte 3.
Eravamo esattamente in cinque, così anche il comandante in seconda ed i suoi decreti legge potevano tranquillamente andarsene a cagare.
E così è stato.

L'arrivo sulla spiaggetta di Portobelo già di suo è gratificante.
Barche in legno coloratissime fanno la spola verso spiaggette vicine più riparate.

Venditori rasta propongono il loro artigianato "locale" su banchetti arrangiati mentre il baretto manda musica a palla. Ovunque aria di vancanza.

Io e la Fernanda seduti al bar che ci lanciamo sguardi acquosi pieni di dubbio, nel tentativo di capire cosa fare del poco tempo a disposizione.
Tutto sommato beato dalla situazione, pregustando la prima Caipirinha del giorno, vedo Dani che si sbraccia indicando i tassisti in fondo alla strada.
Parla nello slang di San Paolo con una tipa sotto il piccolo gazebo con il tetto di paglia.
Secondo lei la spiaggia migliore è ad un quarto d'ora di macchina.
Bisogna assolutamente andarci.

Alla fine l'ha spuntata ed abbiamo piazzato Ernane davanti a tenersi buono il tassista a suon di chiacchiere.
Ernane, l'insegnante di inglese e portoghese, è il nostro asso nella manica.
Ovunque ci sia da prendere un Taxi, a Manaus come a Rio, a Punta del Este come a Buenos Aires, lui deve stare davanti a parlare con l'autista.

E'la garanzia che non cercheranno di fregarci.
Il problema semmai è che diventano subito amici e si trattengono anche oltre la fine della corsa, a quel punto deve intervenire uno di noi per tirarlo fuori.
Di solito Funziona.

La spiaggetta del sogno l'abbiamo trovata alla fine di una lunga discea in mezzo ad alti alberi tropicali verdissimi.
Un specie di foresta con la statale in mezzo.
La sabbia chiara e le onde alte che sparavano chiazze di bianco sull'acqua verde scuro, stavano li con il dito puntato verso di noi: I Wont You !!!
Non ci siamo fatti pregare.

Il seguito è stata una ricca porzione di Camarones freschi, i gamberetti Brasiliani, fatti al sugo tipo mozzarella in carrozza, birra in abbondanza e dulce de leche alla banana.
Tanto sole.
Una benedizione.
Dopo giorni di nave, il miglior regalo di natale che potessimo mai farci.

Ciascuno deve aver ringraziato il suo Dio in silenzio mentre un altro tassista pazzo ci riportava indietro in mezzo agli stessi alberi dell'andata, cercando a tutti i costi di tamponare la macchina davanti.
Chiaramente alla fine della corsa, dieci minuti dopo, era amico di Ernane.

Ho aspettato con calma che si decidesse ad uscire dall'auto, mentre suggeriva al tipo di mandare un cv per
lavorare sulle navi, la ragazze erano già al negozio di profumi, l'altro brasilliano svampato in non so quale direzione.
Ci siamo avviati al moletto delle lance ringraziandoci a vicenda per l'idea, e per il caso che ci ha fatti incontrare.
Ernane ad un certo punto ha proposto di sbarcare tutti oggi stesso e rimanere qua un mese.
Per un attimo ci siamo fermati tutti insieme.
Ma è stato solo un attimo.
Domani saremo ad Ilhabela, ed un posto con un nome così, come fai a perdertelo ?

mercoledì 24 dicembre 2008

Volti del mondo ....Buon Natale !!!

Per me il natale sono le persone.
I volti che incontri girando per il mondo e su cui immagini mille storie.
Quasi tutti hanno una storia da raccontare, alcuni molto dura, altri più semplice.

Ecco alcune delle tante immagini rubate al volo, da Capo Verde a Manaus a Salvador De Bahia, in questo viaggio breve ed entusiasmante per le terre del sud.

Buon Natale da Lucariello !













domenica 21 dicembre 2008

Fiume di Gennaio (Rio de Janeiro)




L'entrata nella Baia l'avevo immaginata come un evento trionfale.
Con la nave che avanza nell'acqua blu in una giornata di cielo azzurro, il Cristo con le braccia aperte a darci il benvenuto.

Confrontavo questa idea bizzarra con lo spettacolo che avevo davanti, mentre affacciati al ponte 12 passavamo al traverso dell'isola del Governatore, in una Una giornata grigia e piovigginosa.
Nessuno dei riferimenti che avevo annotato sembrava fare capolino, ad eccezione del Pan di zucchero, ben visibile sulla nostra sinistra.

Sono sceso sul ponte di comando a godermi il silenzio e la solennità dei comandi impartiti dal pilota al timoniere per descrivere l'ampia accostata che ci porta in banchina, tra il Costa Magica e la nave da carico Stefania I.
Una manovra precisa e senza imprevisti, muovendosi paralleli con le sole eliche laterali di prua e di poppa fino ad entrare di misura nel poco spazio disponibile.
Un parcheggio più che un ormeggio.

Ci siamo ritrovati accanto ad un cavalcavia pieno di macchine bloccate nel traffico, che ricordava cupamente la tangenziale est di Roma nelle ore di punta.
Un'auto della polizia ferma a metà guard-rail a sorvegliare il lento deflusso.
Alti palazzi di quella che appare subito come una zona affollata e frenetica della città, roba da uffici ed impiegati che tornano di fretta alle proprie case, per quanto il traffico possa consentire.
La vita di tutti i giorni senza miti, come è giusto che sia.

I piedi a terra li abbiamo messi che era buio da un pezzo.
La prima cosa è stata contrattare con il tassita una cifra ragionevole per farci portare ad un centro commerciale nella zona di Copacabana.

Non è che l'idea mi affascinasse più di tanto all'inizio, ma ho accettato ugualmente.
L'ho considerato un modo per immergermi nella vita dei Carioca, che sicuramente non vanno per musei.

Chiaramente ci siamo ritrovati subito in una lunga fila di auto, con gli scooter che passavano al pelo tra file di macchine, cercando di evitare gli specchietti e contemporaneamente non frenare per via dell'asfalto bagnato.
Alla fine eravamo in un posto che poteva essere allo stesso tempo Auchan a Portonaccio, il Parco Leonardo a Fiumicino ...oppure un centro commerciale di Rio.

Ma in buona compagnia il tempo passa bene comunque.
Ancora meglio con un bell'arrosto di carne con fejiolada, il riso con i fagioli neri brasiliani squisiti, ed una birra bella fresca.
Poi, mi sembrava decisamente meglio che andare a puttane allo Skandinavia, come i tre quarti della nave.

La notte ci ha riportati alla vita con un energia che mancava.
Il posto si chiama "Scenario", in un quartiere non distante dal porto, La Happa o qualcosa del genere.
Arredato con mobili anni 30 ed un atmosfera intrigante.
Tre piani di locale che si affacciano su un patio centrale, dove una scatenata banda di musicisti spara uno dietro l'altro i migliori pezzi del repertorio Brasiliano.
Rigorosamente del vivo, con tanto di sezione fiati.

Qui lo spirito Brasileiro emerge sul serio, con ballerini improvvisati ma molto, molto convincenti.
Gente comune che usa le anche ed i piedi come uno strumento musicale.
Non si resiste a tanta gioia immotivata, puoi ballare fino al giorno dopo senza altri problemi se non quello di seguire il tempo.
La gente balla anche fuori dal locale, in baretti scalcagnati all'angolo della vie, davanti a case che sono di un degrado assoluto, da ghetto suburbano.

E se ne fotte perchè segue il ritmo e la voglia di stare bene.
Gli abitanti di Rio ne sanno una più del diavolo, e sicuramente molte più dei marinai, che spesso da qui ripartono con una mano davanti e l'altra dietro.
Forse perchè vogliono strafare per poterla raccontare a casa.
A noi è bastato ballare una notte, e conservare un buon ricordo dei Carioca.
Toda Joia, Toda Beleza.

Le spiagge di Copacabana ed Ipanema le abbiamo viste il giorno dopo, passandoci accanto con la nostra barchetta che strombazzava un saluto al mito Brasiliano dai suoi camini fumanti.

Lunghe strisce di sabbia chiara con alti palazzi affacciati proprio sopra.
Le immense baraccopoli aggrappate tenacemente alla montagna.
Il Redentore questa volta era li, ben visibile, mentre contemplava dal suo trono la ricchezza e la miseria.
La Chica de Ipanema se c'era non si è fatta vedere.
Forse era a casa con l'influenza.

Prua su 220, ci aspettano due giorni di mare per la città degli Italiani all'estero.
Si va a Buenos Aires.
Perchè la carne è debole, soprattutto alla griglia.

venerdì 19 dicembre 2008

Salvador de Bahia




A Salvador de Bahia sono riuscito ad imbucarmi su un Bus delle escursioni per un giro di qualche ora.
In questi casi ti segnano come "tour escort" e devi occuparti di chiudere il gruppo e controllare che la gente non vada per i fatti suoi.
Con i tedeschi è facile. Con gli italiani è un impresa.
C'è sempre quello che decide di fermarsi ad una bancarella per l'affare del secolo mentre la guida va avanti spedita perchè c'è poco tempo.

Salvador è una bella città, con lunghe spiagge nella parte bassa e le case della città vecchia che si arrampicano su una collina molto ripida.
Un alternanza di case fatiscenti e residence per gente danarosa discretamente blindati.
Come in tutto il Brasile la povertà è diffusa e ben visibile.
Ci sono le fortezze sul mare costruite dai portoghesi per difendersi dagli assalti degli Olandesi.
Resistono bene anche al passare del tempo.

Nella città alta, che si può raggiungere anche in ascensore, si vede bene lo stile coloniale.
Strade di pietra e chiese barocche con i soffitti a cassettoni pieni di decorazioni d'oro.
Igreia de S.Franciso e poi la Catedral.
Uno stile ridondante che dopo un po stanca.

Fuori è un affollarsi di venditori di souvenir che ti fermano dicendoti "Buongiorno, sei italiano, io ho un amico a Vicenza...".
Non sono troppo insistenti come in altri posti, ma chiaramente dipende un po da come ti comporti e dalla confidenza che gli dai.

Il centro storico è bello.
Con la piazza del Pelorinho, uno "strumento" che serviva a frustare gli schiavi meno obbedienti.
Resta in cima ad una discesa da cui il colpo d'occhio rimanda ai vicoli di Napoli, alla Pignasecca.
Molta umanità negli sguardi, nei modi di parlarsi tra loro.

Passa tutto in un flash, giusto per sapere che eiste un posto fatto così ed ha un suo carattere.
Mas Que nada.

sabato 13 dicembre 2008

Jacarà




Di sera il fiume ha più fascino, con il faro che ogni tanto getta un lampo di luce sulla riva alla ricerca di coccodrilli.
Torniamo all'attracco del pomeriggio, al ristorante galleggiante adibito a magazzino di artigianato.
Di nuovo sulle piccole piroghe a motore che sfilano veloci nella palude per rallentare poi, avvicinandosi a riva.

Il ragazzo a prua tiene la torcia in mano e la agita per cercare qualcosa.
Fa segno di accostare.
La barca si appoggia lentamente sulla riva paludosa e lui si avvia asicuro verso un punto, qualche metro più in la.
Lo afferra con uno scatto e lo porta in barca.
Un esemplare piccolo, lungo 30-40 cm, ma con una boccuccia che non ispira molta tenerezza.
Dalla barca vicina mostrano orgogliosi un esemplare molto più grande, ma ancora abbastanza piccolo da poter essere tenuto da una persona senza pericolo.
Questo fa già una certa impressione.
E' sicuramente più impressionato lui per la quantità di flash che gli spariamo in faccia e la situazione non proprio comoda in cui si trova.

Deve essere una bella rottura di scatole per questi poveri animali, beccarsi lo sciame continuo di turisti quasi ogni giorno.

Ora possiamo dire di aver visto i caimani da vicino, ma credo che nessuno di noi possa dire di avere capito veramente qualcosa della natura favolosa di questo mondo.

Rientriamo a notte fonda, dopo altri giri in queste paludi così piene di vita sconosciuta.
Una luna magnifica rischiara la confluenza delle acque mentre il barco si avvia lentamente verso il porto di Manaus.
Un aria ancora calda, ma resa molto più godibile dal venticello serale.

La vecchia signora ondeggia ancora mollemente sulle sue ancore.
Buona notte pezzo di ferro galleggiante.
Domani saremo altrove.

Case sul Fiume




Il barcone è di legno a due piani.
Ci aspetta dall'altro lato della banchina sotto un sole intenso.
Guardiamo la nostra nave allontanarsi mentre dirigiamo verso ovest, alla confluenza dei due fiumi.

La guida spiega in un inglese stranamente comprensibile un po di storia del posto.
Le navi da carico lungo il fiume scaricano parti meccaniche per la produzione di motociclette e componenti elettronici di quello che negli ultimi anni, prima della crisi mondiale, era diventato un discreto polo industriale.
I tempi del caucciù sono lontani.
Le pompe di benzina galleggianti ed alcune case costruite su palafitte fanno capire bene l'esigenza di adattare tutto alla grande differenza nei livelli del fiume tra la stagione delle pioggie e quelle relativamente secca.

L'incontro delle acque è affascinante.
Due masse, una completamente nera, l'altra marrone, che scorrono parallele per 5-6 km senza mai fondersi.

Poi il Barco piega verso Sud e si addentra in una vasta area adibita a parco naturale.
Dietro un ansa appaiono una serie di abitazioni galleggianti, come un minuscolo paesino sull'acqua.
Fa pensare un po al Vietnam di Apocalypse Now.
Canticchio "The End" a bassa voce.
Bambini con le gambe penzoloni verso l'acqua, giocano con poco ai bordi della loro casa sul fiume.
Mi chiedo di cosa vivranno mai.
Una piccola barca a motore incrocia velocemente la nostra rotta.
Al timone un ragazzo sui 14, a prua due bimbetti sui tre anni, tesi verso il vento e ben saldi.
Sembrano divertirsi della velocità e delle 'curve' improvvise del loro accompagnatore.

Accostiamo a murata ad una grossa palafitta di legno adibita a Ristorante.
Trasbordiamo a gruppi di 6 su piroghe a motore per addentrarci nell'interno dei rivoli.
Quello che scopriamo di qui a poco è una natura rigogliosa e piena di fascino.
Uccelli coloratissimi mai visti prima.
Casette galleggianti nel mezzo del nulla, circondate dall'acqua e da alberi imponenti.
Al rientro, facciamo in tempo a percorrere un sentiero di dieci minuti a terra, allestito in mezzo alla giungla su una piattaforma di legno, prima che ci prenda il diluvio universale.
La pioggia tropicale picchia violenta sul tetto di lamiera e legno con un rumore assordante.
Si accompagna all'immagine dei due caimani visti allo stagno.
Se ne stavano sonnacchiosi sotto la superfice dell'acqua, come tronchi d'albero.
Nonostante i teli di plastica il rientro sul barcone è decisamente bagnato.

Riattraversiamo l'incontro delle acque per mettere di nuovo la prua verso il porto.
Una nave da carico se ne sta all'ancora in mezzo al fiume con lo scalandrone a pelo d'acqua ed i bighi di carico serrati.
I boccaporti chiusi.
Tiene le sue linee fini, da barca di altri tempi, nel mezzo di una discreta corrente che le massaggia i fianchi.
Malinconica.
Bella come una vecchia, elegante signora.

(altre foto su http://picasaweb.google.com/lucaryellow)

venerdì 12 dicembre 2008

Manaus




Manaus a prima vista, cercando di non pensare al novanta percento di umidità che ti si attacca addosso.
Metti i piedi sul porto fluttuante, meraviglia in ferro di fine ottocento.
Fatto venire apposta fin qui dall'Inghilterra, quando il caucciù portava soldi e potere ai soliti pochi.
Nei libri di storia e sulle guide solitamente li chiamano i "grandi industriali", di cui si esalta lo spirito d'impresa.
Del sudore degli Indios se ne parla già meno.

Lo stile coloniale Portoghese sopravvive a stento tra i Palazzi anni 60 in pessime condizioni.
Il rumore del Mercado Municipal confonde.
Una città disordinata e sporca.

Avenida Ribeira.
La strada bella dei chioschi che vendono succhi di frutta favolosi !!
Roba che da noi te la sogni.
Che gusto.
Tutti seduti a mangiare spiedini di carne e bere Sucos o Birra (Chope).

La strada sale su fino al teatro Amazonas ed al palazzo di Giustizia.
Manaus anche se povera non da l'impressione di un posto poco sicuro, almeno di giorno.
Tutti in giro con la macchina fotografica.
No worries.
E' pur vero che i tipi della "Policia Militar" girano numerosi in branco, con i loro manganelli in bella vista.
La gente di qua non sembra occuparsi più di tanto degli stranieri.
In altri posti capita di notare un senso di attesa nelle persone, come se stessero li apposta ad aspettare il turista.
Per commerciare in un modo o nell'altro.
Qui no.
Manaus è un posto vero, con la sua povertà in bella vista, ma anche un calore non comune nelle persone, un senso di coesione.

Dalla cattedrale, nei pressi del porto, arriva una musica.
sembra la sigla di chiusura di uno show.
Decido di entrare e scopro che è proprio la sigla, è la fine della messa domenicale, suonata e cantata dal vivo.
Quello che mi colpisce sono le persone che si salutano abbracciandosi.
Un calore che commuove.
Nelle nostre chiese non si percepisce.
Qui si, ed anche per le strade, nonostante si campi di poco.

La sera si va in Churrascheria.
Al "Rei do Churrasco", dove servono porzioni colossali di Carne Sol Pedra, carne alla brace sulla pietra rovente, cotta insieme a pezzi di frutta tropicale che arrostendosi da un sapore particolare alla carne.
La servono accompagnata da diverse varietà di Riso e fagioli (Faijolada).
Una squisitezza.

Ci beviamo su prima del succo freschissimo di Maracujà, poi un ottima birra locale (Skol) ed a seguire un numero imprecisato di Caipirinha che finalmente ci fanno capire a cosa sia servito tutto questo navigare ed annoiarsi in mezzo al mare.

Perchè i naviganti in fondo non amano il mare veramente.
Gli serve solo per scappare un po dalla terra ferma, quanto basta per farsela mancare a ritornarci con più gusto.

Benedetta Caipirinha.
Il giorno dopo nemmeno un po mal di testa.
Mens sana in corpore sano.
Bella Manaus.
La Duchesca in mezzo all'Amazzonia.

domenica 7 dicembre 2008

Amazonas




Acqua marrone che scorre melmosa sotto la prua rompendosi e riunendosi in vortici senza fine.
Per ritornare poi sulla nostra scia come tutti i ricordi.
Trascina con se arbusti di legno che viaggiano dalla riva accanto o forse dal Perù.

Amazonas è odore di Legno.
Un odore che ti riempie completamente.
Alberi alti ed uccelli che accompagnano la prua nelle sue accostate tra le anse del fiume.
E' Stupore nel confronto tra questo mondo interno di bordo, così legato alle comodità cittadine.
E' l'enormità di quanto ci sta intorno.

Amazonas è una forte emozione.
Voglia di perdersi tra i vicoli d'acqua che a decine si aprono lungo il percorso, di entrare nelle baracche di legno poggiate come giocattoli lungo la riva per sentire che odore possa avere la vita quaggiù.
Di montare sui cavalli che vedi correre su queste terre basse e verdissime.
Di sparire alla vita di sempre.
Le comodità dovrebbero essere vietate per legge in questa zona.
La pretesa tutta occidentale di tenere il culo al fresco e guardare il film dell'amazzonia davanti ad una vetrata sorseggiando un The.
Un crimine contro la bellezza del mondo.

Battelli alla Via come fantasmi sopra le terre.
La faccia spigolosa di Herzog che li segue nel loro viaggio verso il nuovo Teatro Amazonas.
Fantasia lirica.



Amazonas è una forte emozione.
E poche parole per dirla.

giovedì 4 dicembre 2008

Notturno Fluviale




Brasile, costa Nordest, al termine della traversata da Capo Verde.
Una navigazione serena, senza imprevisti, con tempo sempre buono e poco vento.

Alle 16.00 locali abbiamo il pilota a bordo già da un po.
Raccattato nel punto indicato dalla stazione piloti "Espadarte", in mezzo all'Atlantico, praticamente sulla linea dell'equatore.

Il GPS segnava Zero gradi, Sei primi e spiccioli.
Zero gradi, che figata.
Sembrava uno di quegli esercizi di navigazione in cui tipicamente ti fanno passare o la linea dell'equatore o l'antimeridiano di Greenwich avanti e indietro per vedere se ti incasini.
E ti incasini sempre.

Fosse una volta che gli esercizi li fanno tranquilli nel Mediterraneo.
Che ne so, tra Formia e Ponza o tra Piombino e l'Elba, dove la marea non esiste e l'orario è sempre quello.
Che tu guardi l'orologio e ti puoi fidare.

Qui la prima cosa che fai appena apri gli occhi è accendere la TV sul canale interno e guardare che ore sono.
Così scopri se al tuo turno sei in ritardo oppure no.
Andando da Est a Ovest c'è il vantaggio non trascurabile che l'ora va sempre indietro.
Un lento ed inesorabile rilassamento temporale, come se ogni notte addormentandoti trovassi una fatina che ti dice
"E anche stanotte ti regalo un ora in più ....bravo bambino"

Al ritorno sarà un casino.
Staremo sempre a rincorrere le lancette dell'orologio, ed anche fare i Crew Party la notte sarà più faticoso.
Al posto della Fatina apparirà il Nano Oronzo.
Va da se che dirà cose diverse.

Ora.
Navighiamo a bassa velocità su fondale fangoso di circa 13 metri (8 + 5 di marea).
A poppa si vedono bene i mulinelli di sabbia e fango prodotti dalle eliche, la scia marroncina alle nostre spalle.
Considerato che peschiamo 7 metri e spiccioli, questo vuol dire avere mediamente non più di 4 metri sotto la chiglia.

Procediamo per rotta NW in questi bassi fondali che a vederli sulla carta nautica fanno un po impressione.
E' quasi ora di accostare per W.

Il pilota è un tipo simpatico, sulla mezza età.
Si è presentato a bordo con il suo portatile, il mini-ricevitore GPS collegato ed il programma di navigazione con le carte dettagliate della zona.
Dei nostri strumenti può farne tranquillamente a meno.
Un tipo autonomo.
Come tutti i piloti di posti un po delicati.

Mi spiegava in portoghese che da queste parti prima dell'avvento del GPS arrivavano ad una certa distanza dalla costa e davano fondo alle ancore.
Da li si mettevano tranquilli a calcolare un punto nave veramente affidabile con il radiogoniometro, le stelle e qualche eventuale riferimento a Terra.
Appena erano sicuri del punto di partenza si rimettevano alla via e procedevano facendo il punto continuamente.
In effetti qui se sbagli anche di poco ti infili in un banco di Sabbia.
Gli ho risposto in Napoletano.
Ora ci intendiamo alla perfezione.

Faremo un altro pezzo di 25 miglia e poi entreremo nella foce prendendo per 224.
Dovremo essere a Macapà per la sosta tecnica in nottata poco dopo l'una.
Li scenderà il pilota che ci ha accompagnati per l'ingresso e saliranno altri che rimarrano a bordo per i 3 giorni di navigazione necessari a raggiungere Manaus.

I nostri passeggeri, vuoi per l'età "adulta", vuoi per il livello sociale inevitabilmente superiore alla media (chi può permettersi 28 giorni di crociera?), sono particolarmente silenziosi.
Forse dipende anche dal fatto che ci sono pochi Italiani.
Esigenti sui servizi, ma molto educati.

A volta la sensazione è quella della nave in porto.
Giri per i saloni e pensi "staranno dormendo ...sono morti ?".
Invece sono tutti li, sul ponte 12 all'aperto.
Affacciati a guardare il mare sena fiatare.
Adorabili vecchietti!

lunedì 1 dicembre 2008

Oceano: corpo e mente

Una palestra sull'oceano.
Ecco una cosa che non potrei mai avere in città.

La nostra non è molto grande ma ha tutto l'occorrente.
3 tapis-roulant, 2 ciclettes e 4 macchine per esercizi muscolari diversi.
(da questa sommaria descrizione risulta evidente che di palestre non ci capisco niente).

Soprattutto però ha un bella vetrata vista oceano che rischiara gli occhi e lo spirito.
Da qualche giorno la frequento saltando la consueta pausa pranzo, il che mi fa sentire meno appesantito e decisamente più sveglio nelle ore successive.
Lo faccio più per riattivare un metabolismo prossimo alla pensione che per le poche calorie perse.

Non mi ci ammazzo comunque.
In primo luogo perchè sono contrario per principio ad ogni forma di sofferenza, in particolare quelle che riguardano me stesso.
Al contrario credo fermamente che il corpo debba essere fonte di piacere piuttosto che di dolore.

Infine ritengo che l'uomo sia stato messo sulla terra per godersi la vita.
Tutto questo pippone pseudofilosofico per dire che alla fine dei conti mi faccio una 30 di minuti di corsa a velocità medio-bassa (6 km/h in media), più una 20 di minuti di muscolaggi vari con carico miserrimo (tipo 25 kg o giù di li), stratching veloce prima e dopo.
E tanto mi basta (e mi avanza pure).

Il comandante invece si spara di fianco a me i suoi 45 minuti di corsa velocissima.
Senza requie.
E daltra parte lui è il comandante !!!
Mica può andare più piano di un allievo marconista.
Perdindirindina !!!!!

Ma il momento più gratificante in assoluto, quello in cui mi sento veramente in pace con me stesso, è quando - passata la palestra, la sauna, e la superdoccia - mi vado a sedere insieme ai crocieristi sulle sedie supercomode del ponte 11 a prua, oppure in discoteca (vuota) al ponte 14.
Davanti al mare.

Vado li con il mio libro del momento, annuso quest'aria già calda dei Tropici.
E leggo, leggo e leggo, nella pace più totale.
Ogni tanto alzo lo sguardo al mare, come si da una carezza ad una persona cara che è li vicino.
Ed il mare mi rimanda quel senso di pace che mi è mancato per troppo tempo sulla terra ferma.

Il primo Dicembre è dunque una giornata luminosa nel senso più autentico del termine.
Sulla sfera terrestre siamo solo un minuscolo puntino in posizione 12 e 46 SUD, 30 e 31 Ovest.
Ce ne andiamo per 233.
Con la grazia del mare.


Atlantic Rally for Cruisers (troppo bello!)

In sintesi ARC.
Una regata per non professionisti che ormai da 23 anni porta equipaggi ed imbarcazioni di ogni dimensione ad attraversare l'Atlantico proprio in questo periodo.

La numerosa flotta, che conta quest'anno ben 211 imbarcazioni, ha lasciato l'isola di Gran Canaria domenica 23 novembre, spezzandosi subito in due tronconi.
Una parte dei velisti ha scelto l'opzione Nord, mentre un altra si è spinta più a sud arrivando persino ad incrociare la nostra nave, che segue rotte molto più meridionali.

Io personalmente ne ho seguiti un paio nel poco tempo libero a disposizione.
Speravo di incrociare qualcun'altro ma ormai siamo troppo a sud.

L'ultima lettura la gps ci da la seguente posizione: 12 e 46' N 30 e 31' W
La flotta dei velisti purtroppo rimane più a nord.

Quest’anno la barca più piccola è “Madonna” un First 31.7 (9,85 m) con bandiera norvegese... !!!!!
Novemetri e ottantacinque ...Sò troppo forti sti norvegesi.

Comunque ho inserito l'ARC tra le cose che devo fare assolutamente prima o poi.
E di solito le cose che voglio fare prima o poi le faccio.

Per maggiori informazioni ecco il link al sito dell'ARC dove è possibile tenere d'occhio le barchine.
http://www.worldcruising.com/arc/index.aspx

domenica 30 novembre 2008

Mindelo cotta e mangiata

Mindelo è una delle isole dell'arcipelago di Capo Verde.
A dispetto del nome è meno verde di quanto ci si aspetti.
La prima cosa che senti respirando l'aria che il vento porta da terra, è un forte odore di Africa.
Quel sapore di cuoio bagnato e legno secco che mi ricorda il Cameroun di quando avevo 5 anni.
Canna da zucchero e sudore.
Un odore caldo.
Accogliente.
Case sparse e un po diroccate, danno l'idea di un luogo molto povero, e viene da chiedersi a quale commercio siano destinati i container che la nave della Maersk appena arrivata scarica a tutta forza.

I moli del porto vedono affiancate vecchie carrette del mare.
Ammassi di ruggine galleggianti con nomi tipo "Cabo San Vincente", "Milva", "Mininha".
Io queste carrette decrepite le adoro.
Forse perchè mi ricordano la prima nave visitata a Douoala, Cameroun.
Molti, molti anni fa.
Una nave italiana di armatori napoletani.
La "Filomena Lembo".
E ancora associo questi pezzi di ferro derelitti ad una cena con l'equipaggio italiano sotto la luce fioca delle poche lampadine della saletta, con gli italiani di bordo intorno a noi.
Uno spaghetto alla carbonara cucinato molto bene, che per mè è rimasto il migliore.
A 35 anni di distanza da quell'evento, ho ancora tutto impresso nella memoria.
Carretta del mare, un pezzo di casa appena al di sotto della linea d'equatore.

Qui siamo più a nord, Latitudine 016N Longitudine 024W.
La cosa più bella di questi luoghi, a meno che non ci si innamori di qualcuno, è sicuramente la luce.
Cambia continuamente.
Ed ora che il sole comincia a calare, svela nuovi particolari che prima non potevi vedere.

Il colore rosso delle pareti di roccia altissime sullo sfondo del mare.
L'azzurro, l'arancio e il giallo di molte case.
Dettagli intensi e piacevoli come caramelle al miele.
E poi la quantità di barche a vela attrezzate per la navigazione d'altura.

Mi ci perderei se non avessi che mezzora scarsa da dedicare a queste riflessioni da poeti nullafacenti.

Perchè nel mondo folle delle navi commerciali, ed ancora di più per quelle da crociera, è un susseguirsi continuo, incessante, di rotture di coglioni.
Perchè quando tutto sembra volgere al meglio e tu sei già con un piede sulla terra ferma ed uno sulla scala ...ti chiamano al telefono per dirti che devi salire al ponte più alto per resettare l'antenna del satellite che non funziona più.

E mentre sali, trovi sicuro due o tre che ti chiedono come mai il loro pc sia così lento.
Sali sul ponte più alto solo per premere un fottuto pulsante.
E pensi "ok, adesso posso andare, in fin dei conti è il mio orario di riposo questo no?"
No.
Perchè nel frattempo si è scoperto che misteriosamente gli elettroliti delle batteria di certi apparati molto importanti per la navigazione ...si sono esauriti !
Così, all'improvviso.
Ed anche tu, nonostante la bellezza che c'è intorno a l'aria profumata, e tutte le altre seghe mentali che però fanno tanto bene allo spirito...ti senti in cuor tuo un po esaurito.

Sei li per dire "ok, adesso sbarco e li mando tutti a fare in culo".
Ma non puoi, perchè c'è l'esercitazione antincendio, e tu devi esserci.
E manco a farlo apposta mentre corri trafelato verso il ponte allacciandoti il giubbotto di salvataggio e pensando che forse in questo posto non ci passerai mai più, becchi una tipa che ti ferma solo per dirti "scusa, quella scatoletta nera che
collego al pc, come si chiama ...alimentatore, ecco, quella ha il cavo che mi sembra un po rotto, dici che è un problema?".
Non dici nulla perchè non ci sono parole che possano esprimere davvero il tuo stato d'animo.
La guardi intensamente e lei capisce e rimane basita, perchè nei tuoi occhi c'è una scritta a caratteri cubitali.
C'è scritto "MA VAI A FARE IN CULO !!"

Un manicomio.
Ed è Una cosa che non si direbbe a guardare queste belle navi andare spedite e luminose a miglia e miglia dalla terra ferma.
Credo dipenda dal fatto che noi uomini siamo intrinsecamente stupidi.
Ed un modo per rovinarci la vita siamo sempre in grado di trovarlo.
Anche in alto mare.
Quando poi ci sono di mezzo i profitti di una società, la rovina è garantita per tutti, perchè davanti ai profitti non c'è tramonto o forma di bellezza che tenga.

Il profitto è il cancro prima del cancro, una forma di rovina del genere umano molto più antica delle recenti malattie.
E' qualcosa che fa sentire belle le signore ed importanti gli uomini, ma solo alcuni.
Gli altri devono sentirsi delle merde perchè altrimenti la differenza di stato non si noterebbe.

Così mentre ci stacchiamo dalla banchina di Mindelo, Capo verde, ora che il sole ha lasciato dietro di se solo una luce molto fioca, penso che aveva ragione il vecchio Moitessier a navigare per conto suo il più possibile e lasciare la tribù umana a
miglia di distanza per buona parte dell'anno.
Sapeva bene quel vecchio marinaio, che è molto meglio un gabbiano per compagno, che la maggior parte degli esseri umani.

Mindelo (Cabo Verde)



venerdì 28 novembre 2008

Al traverso di Fuerteventura



...e anche questa la vediamo si e no con il binocolo.

Se questi fottuti computerstampantiradiobeepers non si rimettono tutti alla via,
la nostra ToDo List rimarrà sempre inesorabilmente lunga.

Come la lista dei santi che tiriamo già ogni minuto e quarto d'ora nella piccola stazione radio invasa di pezzi di ricambio.

Per non parlare della cella GSM TIM che ci spara il segnale a tutta forza dritto dentro il cranio.
Fa il paio con il wifi e se non crepiamo di radiazioni ci penserà l'altissimo per eccesso di bestemmia.

Canarias Te salutamos ...ccitua.

mercoledì 26 novembre 2008

Il Comandante Informa

"Dopo la partenza ci attende il passaggio nello stretto di Gibilterra, largo appena 5 miglia, che separa L'Europa dall'Africa.

Nonostante la notte, potenti riflettori illumineranno la baia di Gibilterra, visibile sulla nostra dritta, mentre sulla nostra sinistra costeggeremo le coste del Marocco.
La nave seguirà lo schema di separazione del traffico, al quale tutte le navi in transito devono attenersi per disciplinare l'alta concentrazione del traffico.

Una volta passata Isla De Tarifa ed entrati nell'Oceano Atlantico, assumeremo rotte SSW costeggiando le coste del Marocco alla volta di Mindelo"

Bella Malaga

...Si se putesse Verè !!!

A parte il fatto che piove a dirotto da questa mattina e fuori non si vede un tubo.
Siamo sempre oberati di lavoro e di gente che chiama, vuoi perchè non si riesce a telefonare, vuoi per le tante amenità varie dell'informatica di bordo.

In sintesi della bella città spagnola non vedremo nulla.
Mi sono affacciato un attimo sul ponte, giusto per vedere una fila di palazzi con alte montagne sullo sfondo.
Tipo Formia.

Per il resto zero totale.
Speriamo nelle basse latitudini di Capo verde per un presente più interessante.

Taglio di capelli dal barbiere brasiliano simpatico.
Ne approfitto per fare 4 chiacchiere con lui e Niki del Beauty.
Mi rinfranca parlare ogni tanto con qualcuno di simpatico, su questa cazzo di nave di musoni.

Il ruolo di allievo è difficile da sopportare alla mia età.

Ci vuole l'incoscienza dei 20 anni per mandare giù certi bocconi amari da gente che pensa di avere potere solo perchè ha qualche grado sulla spalletta.
E si potrebbe accettare di buon grado se fossero 'anziani'.
Spesso sono ragazzini.

Alla Via così (nella buona e nella cattiva sorte)

martedì 25 novembre 2008

The Carpet Crawlers: al Golfo del Leone




Alle 5:45 lo schiaffo di onda sul mascone di sinistra mi ha svegliato con poca delicatezza.
Ho sorriso pensando all'inchino che avremo dovuto fare al Leone e non abbiamo fatto, tirando dritto spavaldamente per 240 invece di rientrare verso la costa.

Apro gli occhi con una strana energia in corpo, diversa dagli altri giorni.
Il canale tv con i dati di navigazione segnala vento sui 40 da NW con raffiche a 50.
Pressione 994.

Frenesia di vestirsi e salire sul ponte per guardarlo in faccia.
Dieci minuti dopo ero sull'aletta di sinistra ad urlare pensieri alla spuma bianca delle onde.
Volevo vederti creatura marina.
Da quando mi lasciavo travolgere dai tuoi vortici sulla spiaggia di Sellia Marina, a 5 anni.
E ti vedo ora, con tutta la mia anima.

The Carpet Crawlers racconta di creature striscianti che tentano di risalire dagli abissi in cui un cataclisma li ha cacciati.
Dipinto in musica sulla natura umana, sulle nostre debolezze.
Peter Gabriel, anno 1972.

La dedico al Golfo del Leone, che in queste ora ci ruggisce contro la sua rabbia di creatura marina.
Per farci capire quanto siamo piccoli.

lunedì 24 novembre 2008

Fine ...ed inizio




Si dice che le cose bella prima o poi finiscano.
Non so se sia una notizia interessante, ma ho scoperto che vale anche per quelle brutte.
Anche per quelle bruttissime.

Il Dry dock per esempio è finito.
La nave è stata rimontata in due giorni e due notti di duro lavoro.
Tutta, da cima a fondo.

I cessi hanno ricominciato a fare il proprio mestiere,
che consiste nel portare lontano tutto quello che non ci piace tranne i ricordi tristi e le paure d'infanzia.
Piuttosto che tenerlo li in bella vista come facevano ultimamente.

Le caldaie hanno ripreso a mandare acqua calda a spruzzi violenti.
Piuttosto che una miscela color ruggine sul tiepidino.
I bocchettoni dell'aria hanno ricominciato a sputare aria tiepida mista a frammenti neri di rivestimento dei tubi.
Appena li tocchi si sbriciolano lasciando un alone nero di fuliggine sulle lenzuola e sui cuscini.
Bestemmione obbligatorio.

Le ascelle ringraziano per l'acqua calda,
Le lenzuola bianche del letto un po meno.

Genova l'ho salutata ieri sera, fumando un po del mio tabacco Golden Virginia,
seduto davanti alla Libreria del Porto.
Al molo vecchio.
Li dove ho fatto scorta di libri per la traversata.

Uno di questi si chiama "Navi, Puttane e Lettere da Casa".
Romantico, per navigatori malinconici tipo me.
Ne ho prese due copie, una per me ed una per il mio amico Pompeo.
Ci ho messo su una dedica, una cosa personale.
Pensavo al nuovo equipaggio, quasi completamente rinnovato a cominciare dal comandante.
Tocca ricominciare anche le conoscenze.

La nostra nave oggi è di nuovo bella.
Per quanto possa esserlo un palazzo di ferro galleggiante.

Abbiamo messo il naso fuori dal porto di Genova che il sole era già calato da un po, passando il resto della notte in mare con botte di vento da sud a 40 nodi per provare le macchine e scaricare oltre le 12 miglia la rumenta di bordo.

A mezzanotte ce ne andavamo alla deriva pacificamente a due nodi di velocità, con un solo motore e le luci che indicano "Nave che non governa".
Ad una quindicina di miglia dalla costa.
Il grafico della rotta visto quest'oggi sembrava lo sgorbio di un bambino che sta imparando a disegnare.

Nel mio buco di prua si stava bene comunque.
Dopo tre mesi il mare non lo senti più di tanto, a meno chè non si incazzi veramente.
E ad oggi non è mai successo.

Da più fastidio la terra semmai.
Forse per quel senso illusorio di solidità, che sa tanto di promessa non mantenuta.
Di presa per il culo.
La terra ferma.

A Savona abbiamo trovato un freddo becco, tipo 3-4 gradi e vento di tramontana.
Io sportivo ancora con la camicia di cotone a maniche corte.
Tutti a sognare gli alisei ed il Brasile per cercare di farsi passare i brividi.

Savona per me è solo un terminal crocieristico, di mettere fuori il naso non se n'è parlato nemmeno per scherzo, e non tanto per il freddo.
E' da molti giorni che si va avanti da mattina a sera, a testa bassa.
E la cosa più bella che ti possa capitare alla fine di queste giornate, è farti un sorso di Rum e riposare.

Adesso ci si mette alla via.
Si prende il mare sul serio, finalmente.
Abbiamo 824 miglia nautiche da fare per arrivare a Malaga ed avvicniarci a Gibilterra.
Partiti.

martedì 18 novembre 2008

A secco (Dry Dock ...fa più fico)




Il bacino di carenaggio, alias dry dock.
Se non è l’inferno gli somiglia molto.
Un trambusto spaventoso dalla mattina presto a notte fonda.
Settecento operai imbarcati solo per i lavori di bordo, senza contare tutti quelli che stanno fuori a fare carena.
Solo la macchina ne conta 60, utilizzati esclusivamente per sostituire i tubi. Nient’altro che sostituire tubi.

Tutte le utenze elettriche senza corrente per la maggior parte del giorno, tranne i server della sala radio.
L’esito è abbastanza scontato: no acqua, no aria, un gran caldo.
Le prime due riornanon dopo le 18, il caldo invece rimane.

La stazione radio si trasforma presto in una sauna, le cabine anche.
E non importa se fuori piove a dirotto e fa fresco, il girone dei naviganti a secco ha il suo clima privato.
Pure a rimanere in mutande a quattro di bastoni sul letto, il sonno non se la sente proprio di farsi vedere.
Poi ci pensano i trapanatori di prua a tenerti compagnia fino a tardi.

La nave smontata pezzo pezzo, tutti i saloni passeggeri ricoperti di plastica, i mobili smontati, i pavimenti sollevati da terra, così come la moquette e il parquet dei ponti.

I corridoi invasi da un odore acre di colla vinilica misto a sudore.
Al buffet di poppa i frammenti del pavimento di legno formano già una piccola collina di scorie, mentre accanto alla piscina centrale la gru di terra ha depositato dal cielo due container pieni di materiale vario.
Continueranno ad andare a venire, a volte portando su materiale da montare, altre volte portando giù tonnelate di rumenta.
Non per niente c’è un ufficiale dedicato solo a questo.
Che per non fargli prendere collera si chiama Environmental Officer.
L’addetto alla rumenta.


Chiaramente il fatto di essere a Genova oppure a Singapore non fa nessuna differenza, tanto vedresti le stesse cose, proveresti le stesse sensazioni.
Ti accorgi di essere qui perchè ogni cinque minuti senti un “Belin”, solitamente accompagnato dal nome di un santo o altre divinità terrestri.

I Lavori ad una nave sono una cosa che ti assorbe completamente, e fai fatica a capire come possa esserci un filo logico nell’accavallarsi di comunicazioni sui vari canali radio. Fatichi a scovare l’esistenza di una regia, che pure esiste.

Il secondo giorno, alle 12.40 il termometro nella stanza dei server segnava 47 gradi: venti minuti più tardi vanno in crash tutti i sistemi di bordo.
C’è voluto un pinguino nuovo montato alle 19.40 ed un lento riavvio dei server, per ripristinare i sistemi, quando ormai erano passate le 22.

Al quarto giorno di lavori ancora non eravamo riusciti a mettere piede a terra.
Dal martedì siamo arrivati in apnea al sabato, prima di vedere una pizzeria, ed incredibilmente anche un cinema.
Maledetto Dry Dock.

Il sabato è stata la giornata del vento.
Dovevamo smontare due parabole e rimpiazzarle con quelle nuove, ma la gru fatta arrivare apposta via mare non ce l’ha fatta: troppo vento, la manovra non è sicura.

giovedì 6 novembre 2008

Marmaris ...un posto per sognatori e girovaghi (di banchina)

Marmaris è uno dei posti più belli in cui esercitare la nobile arte del girovago di banchina, colui che si diletta ad osservare tutte le barche – sia a vela che a motore – e ne fa oggetto di meditazione e rilassamento.
Un passatempo che da quasi 15 anni – soprattutto nei momenti in cui è vitale scaricare un po di tensione – mi conforta come una seduta di Kundalini Yoga.

Come un peripatetico, il girovago di banchina procede lentamente ad osservare ogni possibile dettaglio degli scafi.
Una forma particolare, un accessorio innovativo, un nome intrigante.
E se ne importa assai, se la cosa in se non porta a nulla, non ha un fine preciso nè un particolare risvolto pratico.
Il soggetto in questione se ne fotte altamente del senso pratico.
In generale.
Non gli interessa.
Il girovago di banchina è un sognatore, e ci tiene a distinguersi dalla stirpe dei meccanici.
Quelli che a bordo come a terra devono sempre trovare qualcosa di “pratico” da fare altrimenti stanno male.
Peggio per loro.

Fatto sta che la Turchia di posti buoni per questa cosa ne fornisce a bizzeffe.
Almeno sulla costa Orientale.
Marmaris, ne sono certo, è uno dei più belli.
Lo percepisci subito, dal colpo d’occhio che ricavi mettendo la testolina fuori ed osservando tutto intorno queste colline verdissime che in un tratto della costa circondano il mare lasciando solo uno stretto passaggio a formare un ampia baia.
E poi lo spettacolo dei numerosi Caicchi all’ancora, queste barche di legno belle e molto comode, anche se certamente non veloci come quelle moderne.
Adorabili in ogni loro dettaglio.
Dondolano pigramente nelle numerose calette che, come una costruzione frattale, si aprono all’interno della rada principale.

Un posto in cui veleggiare senza fretta questa Marmaris.
Buono per i sognatori.
Deve essere per questo che mi piace tanto.

martedì 4 novembre 2008

Navi & Cibo

Dunque, siamo finalmente ripartiti da Catania per quella che ormai è l'ultima crociera in Mediterraneo prima dei lavori in bacino.

Il percorso prevede le seguenti tappe:

05-Novembre ...navigazione
06 Marmaris (Turchia) e subito dopo Rodi (Grecia)
07 Heraklion (Grecia)
08 Pireo
09 ...navigazione
10 Civitavecchia

Mi piacerebbe scendere a Marmaris, ma capita nell'orario di turno e non so se sarà possibile.
Anche il Pireo sarebbe interessante perchè ci sono un mucchio di negozi di divise a buon prezzo ed ormai ho bisogno di qualcosina in più.

Per il resto me ne sto a bordo e ne approfitto per fare un po più di palestra nell'orario in cui i passeggeri sono fuori per le escursioni.

Sto cercando di prestare più attenzione al cibo, considerato che su una nave da crociera l'attività principale dei passeggeri è mangiare, e gli ufficiali - avendo accesso al buffet - tendono ad approfittarne.
Anche perchè i piatti in saletta ufficiali si ripetono inesorabilmente tra una crociera e la successiva.

Il libro "L'Alimentazione" (autore Bosello, Di Francesco ed. Il Mulino) in particolare, mi sta dando utili suggerimenti sulla composizione dei pasti.
Chiaramente per un goloso rinunciare ai dolci è un po una sofferenza, ma almeno non devo levare da mezzo i carboidrati come pensavo (adoro il pane!).

Semmai riduco il consumo di carni rosse a favore del pesce (contiene meno grassi saturi) e soprattutto degli ortaggi.
Della frutta invece non c'è bisogno di ingozzarsi, considerato che sempre zuccheri sono.
Un frutto a pasto basta e avanza.

Come recita il prezioso testo (che ha il notevole pregio di essere piccino e quindi leggero e trasportabile !!):

"...seguire un alimentazione basata su alimenti di origine vegetale, con prevalenza di carboidrati complessi, frutta e verdura, moderata assunzione di grassi il più possibile di tipo insaturo (ndr più pesce meno carne).."

Soprattutto trovo affascinante conoscere un po meglio i meccanismi di questa incredibile macchina che si chiama corpo umano.
Ormai l'ho terminato, il prossimo è un fantastico libro sul Pilates che spero di tradurre in pratica quanto prima.
Magari nel pochissimo spazio libero della mia cabina.

L'attività fisica a bordo si mantiene su livelli molto modesti.
In pratica 30-40 minuti di palestra per 2 volte la settimana, con il tempo ripartito più o meno equamente tra tapis-roulant (o ciclette), macchine dei pesi e stretching.

La vita su queste navi è piuttosto sedentaria.
Magari meno di quella di un impiegato del catasto, ma pur sempre sedentaria.
Il giorno in cui sbarco spero proprio di non farlo rotolando.

domenica 2 novembre 2008

Punto Nave

Sul radar il profilo della costa non è poi così netto, a volte i falsi echi sono puntini sullo schermo, altre volte sono vere e proprie macchie grandi come un isola.
Può essere un piovasco, oppure le onde.
Potrebbe anche essere una piccola imbarcazione da pesca, una barca a vela.

In prossimità della costa si approfitta per fare un doppio punto, il primo con il rilevamento di un punto cospicuo sulla terra, il secondo con il GPS.
Ma rilevare un punto a terra non è sempre agevole.

Devi prendere un punto, un tratto di costa sulla carta, e trovare un profilo sul radar che gli somigli.
Poi sul radar leggi distanza e rilevamento: porti il cursore mobile sul punto e leggi i valori.

Vai sulla carta e piazzi il punto.
Dei due punti presi uno lo segni con il triangolo, l’altro con un rombo.
Se la differenza è troppa ripeti tutto.
In navigazione si fa il punto ogni mezzora, sottocosta e negli stretti ogni 10 minuti, anche meno.

Ogni ora riempi una riga con la posizione, le miglia all’arrivo e la velocità richiesta per arrivare all’ora prevista.
Se la richiesta differisce per difetto da quella dell’ora precedente si chiama in macchina per chiedere più potenza.
La nostra velocità media è di circa 18 nodi, la richiesta intorno ad 11.000 cavalli per asse, in totale fa 22.000 cavalli.
Alla navigazione radar e sulla carta nautica, si affianca sempre quella visiva.
Con i binocoli pronti a scovare barche e barchettine alla pesca che sul radar non distingui da un falso eco.

sabato 1 novembre 2008

Saluto a Santorini

Per l'ultima volta.
Salutiamo l'isola bella con la sua Caldera a picco e lo Yogurt al miele di Galini.
Le cupole bianche in faccia al sole.
Il senso del tempo.
Una foto mia di profilo fatta molti anni fa.
1999: che estate favolosa.
Uno di quei momenti abbastanza rari in cui trovi nello stesso momento tante cose insieme, e sai già che non si ripeterà più.
Almeno non identico.

Santorini mi mette troppa malinconia per stare sereno a guardarla.
E sono contento quando la prua della mia nave si rimette al mare.
Il rumore dei verriceli mi riporta alla realtà.
Clang Clang Clang.
Catena che rientra a bordo lentamente.

Vento debole dopo le raffiche a 36 nodi della volta scorsa.
Sollievo sul ponte.
L'ultima volta abbiamo lasciato un bel ricordo alla nostra cara isola.
Undici tonnellate di ancora sul fondo.
La catena che risaliva senza nulla in cima, i volti stupiti degli ufficiali di coperta.
Souvenir al contrario.
Capita.
Alla vecchia catena ci lascerei attaccati volentieri certi pensieri del passato.
Come nella scena finale di "Lezioni di Piano".
Clang Clang Clang.
Ancora in Cubia.

Salpiamo abbattendo sul lato di dritta e sfiliamo sotto la montagna.
Un paio di rilevamenti a terra per mettere i primi punti sulla carta.

Più avanti.
Segnaliamo in macchina il “fuori 12 miglia” per lo scarico della acque nere e rileviamo l’orario del rientro nelle 12 e relativa posizione.
A chiusura guardia, verso le 16:00, gli ufficiali prendono la meteo locale da trascrivere sul brogliaccio.
Temperatura termometro secco e umido, umidità relativa.
Stato e direzione mare e vento.
Visibilità.
Posizione.
Inizio turno in stazione Radio.
Segnale satellite basso, tra poco cominceranno le chiamate di quelli che non riescono a telefonare.

C'è il lavoro a lasciare i pensieri sul fondo, i numeri concreti della posizione, della distanza dalla costa.
Gli allarmi che suonano e qualcuno deve capire se mandare un pompiere a controllare oppure va bene così.
I pc che non entrano in rete.
Senso pratico delle cose.

Ciao Santorini.

venerdì 31 ottobre 2008

Izmir

Il lungomare di Izmir nelle giornate ventilate è molto più godibile.
L’aria profuma quasi, se l’annusi passeggiando piano.
Gruppi di studentesse seduti in cerchio sull'erba ridono tra loro, commentando i passanti. Carine con le gonne a scacchi scure e le camice chiare.
Alcune hanno occhi neri e profondi come zingare.
Cantano.
Tante le persone sdraiate sul prato, a riposare, ad ammirare il mare.
Esercitano la nobile arte dello stare semplicemente.

Vado avanti per un po prima di trovare una panchina che mi ispiri.
Adoro ascoltare i discorsi di quelli seduti sul muretto vicino al mare.
Un piccolo muretto, poco più di un metro, che separa le coppiette innamorate dal mare.
I loro sguardi languidi, sguardi vergognosi di ragazze al primo bacio.
Assaporo le sfumature della voce, ignorando completamente il significato.
Immagino sempre una storia dietro una frase, un intero discorso.

Alcuni pescano con lenze molto fini che nemmeno si vedono, altri seduti in gruppo commentano il passeggio.
Il muretto basso del lungomare di Izmir.
Mi domando come faranno quando il mare si infuria.
Staranno rintanati nelle loro case, aspettando che si possa tornare a fumare e godersi il passeggio, come dopo una guerra.

Rientro per le strade interne.
Rumorose e trafficate quelle principali, silenziose ed intriganti quelle secondarie.
Tutto un po disfatto, decadente.
Ogni tanto un palazzo nuovo fiammante in costruzione aggiunge una nota in più al contrasto tra vecchio e nuovo, tra ricco e povero.
Da un terrazzino al primo piano in un vicolo, una prostituta guarda sorridendo, fa un cenno. Le mando un sorriso.

Nei baretti scuri i vecchi giocano a carte, mentre all’angolo il carretto vende taralli e panini agli studenti che si fermano a gruppi.
Il prezzo delle cose è noto solo a loro, a quelli del posto.
Perchè qui nessuno espone i prezzi, nè i negozi nè tantomeno i venditori ambulanti.
Ti guardano in faccia e decidono qual sia il prezzo giusto per te.
Ovviamente il prezzo giusto per lo straniero è sempre più alto.
E non parlano nemmeno una parola di inglese.

Il traffico è selvaggio come a Roma.
Tutti suonano il clacson al minimo intralcio, e spesso si mandano a fare in culo senza troppi complimenti.
Però in Turco.
Anche a Roma non parlano inglese.

Camminare richiede concentrazione perchè le strade sono sgangherate, inciampare è facile.
Alla fine ti senti stanco ed un po pieno degli odori e delle parole incomprensibili di un posto che fatichi a capire. Sai che ti mancano gli strumenti, o forse solo la voglia.
A piccoli passi, il piede torna.
Sulla via di casa.

Cavi a bordo.
Pronti a partire.

Mykonos

Vicoli stretti e negozi di paccottiglia per turisti.
Tutto dipinto di bianco, anche i pali della luce e gli alberi.
Il bianco cicladico delle cartoline.

Egeo da brochure.

Le case a picco sull’acqua, con i pali piantati sul fondo del mare.
Attendono in silenzio la vera pace dell'isola, lo sfollamento dei predoni.

La forma dei gozzi da pesca, con le loro prue tonde ed alte, lo specchio di poppa piatto ed il timone appeso.
I polipi appesi a seccare.
Colorata Poesia galleggiante.

Alla partenza il vento è un po calato.
Ciao ciao isola bella.
Ti lascio in pace anch'io.

giovedì 30 ottobre 2008

Verso Mykonos

Oggi è un giorno di manovre per la sezione coperta.
Manovre su manovre.

A Patmos siamo arrivati poco dopo le 7, come d'abitudine.
Filando a mare le solite 4-5 lunghezze della catena di dritta.
Meglio che a Santorini, dove più o meno alla stessa ora diamo la sinistra ...che si trova esattamente sopra la mia cabina.
Sembra che venga giù il mondo.
Non è un bel risveglio in assoluto ma per me è diventato familiare, e poi spesso a quell'ora sono già sul ponte.

L'isola ci ha accolti con le sue scogliere alte a picco sul mare ed un aria meno fresca del previsto per via dei venti da sud-est che continuano a tirare su tutto l'Egeo.
Siamo ripartiti alle 13 rimettendo la prua verso il mare, con rotte occidentali come recita il "today" di oggi.

Ci aspettiamo un passaggio al traverso dell'isola di Rinia verso le 17.15, preludio al nstro ingresso nella rada di Mykonos.
Questa volta a quanto pare andremo in banchina.
Ed è un sollievo per i ragazzi della prua, l'ultimo ancoraggio è durato 1 ore e mezza. Afforco su due ancore a 200 metri dagli scogli, una roba ad alta tensione.

Alle 23:00 salperemo da Mykonos per dirigere verso la Turchia con rotte settentrionali.
Prossima fermata Izmir.

mercoledì 29 ottobre 2008

At Sea (notizie dal ponte)

"We continue the navigation over the Aegean Sea towards Greece and its wonderful islands.
Around 5.30 pm, on our left we will see the extreme southern point of Peloponnesia with the lighthouse of Cape Matapan at a distance of 22 miles.
Later we will pass through the strait of Elafonisoli which separates the island of Kithira and Peloponnesia-
Around 11.00 pm we will pass on our left various Greek Islands, including Milos and Amorgos.
We will continue navigation towards Patmos with easterly routes"

...mica Pizza&Fichi !

Il Comandante Informa

C'è scritto così sugli opuscoli formato A4 di due pagine, distribuiti quotidianamente a passeggeri ed equipaggio.
Il "Today".
A noi serve per sapere a che ora rientrare a bordo nel caso si riesca a scendere un paio d'ore a terra, o per avere un idea di massima delle attività giornaliere per i passeggeri, nel caso in cui una vecchietta ci fermi per le scale per sapere a che ora è il torneo di poker.
Capita di rado.
La domanda più frequente è "Come arrivo al buffet da qui ?"
"Qui" sarebbe il ponte 10 in prossimità della stazione radio ...il mio ufficio.
Non hanno torto perchè sul Today c'è scritto che il buffet è al ponte 10, non che ci si accede soltanto da poppa.
Ovviamente i Today sono identici ogni settimana.
Il today del Lunedì, quello della partenza, recita così.

"Martedì 28 Ottobre
Il comandante informa.
Dopo aver mollato gli ormeggi da Civitavecchia, seguiremo rotte meridionali ed intorno alle 22:15 passeremo ad Ovest delle isole pontine, con l’isola di Palmarola alla nostra sinistra.
Proseguirà la navigazione alla volta di Catania con una velocità di circa 19 nodi.
La mattina seguente, intorno alle 07:00 potremo osservare sulla nostra sinistra l’isola di Stromboli.
Alle 08:45 circa saremo all’altezza di Capo Peloro ed imbarcheremo il pilota per il transito dello Stretto di Messina.
Alle 09:20 circa sbarcheremo il pilota e costeggeremo il litorale orientale della Sicilia.
A mezzo giorno saremo nel porto di Catania dove sosteremo fino alle ore 18:00.
Partiti da Catania lasceremo alle nostre spalle la sicilia e l’Etna.
Seguiremo rotte verso Est solcando il Mar Ionio in direzione della Grecia."

...sembra quasi l'inizio di un avventura.

lunedì 27 ottobre 2008

Ancoraggi ...primo episodio


A Patmos andiamo sempre nella baia di Skala, sul lato Est dell'isola.

Per la precisione in una caletta piccolina proprio di lato, sulla destra, una cosa senza nome.
Almeno per me che sono ignorante come una capra.
Chiedessi ad un pescatore di qua, ti direbbe sicuro che quello scoglio si chiama Peppe, quell'altro Pasquale e figurati se la caletta non ha un nome.
Sarà la caletta Paperina.
Me lo sento.

Diamo fondo davanti alla microscopica chiesetta bianca.
Una di quelle che si trovano solo nelle isole greche.
Minuta, quasi a strapiombo sul mare.

Di solito stiamo su un ancora sola, 4 lunghezze su 40 metri di fondo, in totale 110 metri di catena.
Non ha mai dato problemi quel fondo li.

Con i thruster di poppa ci teniamo in posizione, in modo da mantenere anche un po di ridosso per i tender che portano a terra gli escursionisti e far lavorare l'ancora senza troppo sforzo.

Però è un controllo continuo.
Che la posizione sia costante, che i tender rimangano ridossati, che l'ancora lavori a modo.

Alla fine c'è sempre un povero cristo che se ne sta li, solitario, sull'aletta di sinistra.
A controllare che tutto fili liscio, sperando che il vento non rinfreschi e che non faccia freddo.
Ma soprattutto che passino presto le 5 ore dell'escursione.

Poi c'è sempre qualcosa da scrivere.
Continuamente.
E' incredibile la quantità di cose che si scrivono su una nave.
Al di fuori dei peti credo sia registrato tutto.
Su carta, su pc, su fogli volanti.
Tutto.

Quindi oltre a quello che guarda e maledice il momento in cui s'è imbarcato, c'è sempre uno che scrive, ma anche due o tre perchè le cose da scrivere sono così tante che nemmeno in un ministero.
Altro che navigazione.
A scuola si studia il moto dei pianeti e delle stelle, il punto nave astronomico, l'evoluta metacentrica, la stabilità statica e dinamica dei vascelli, questo mondo e quell'altro.
E poi ci si imbarca e si va a lavorare in un ministero.
Il ministero delle cazzate.
A riempire scartoffie.

E questa menata delle certificazioni di qualità peggiora di molto le cose.
Procedure su procedure in un accumularsi di carte che lascia persino poco tempo per stare attenti a dove si mette la prua.
Fosse per me quelli che inventano le procedure di qualità morirebbero di stenti.
Parli con uno e ti dice che deve leggersi non meno di 150 mail al giorno e rispondere a tutti.
E alla nave quando ci penso ?
Come dargli torto.
Questo mondo l'hanno rovinato i consulenti.
Alla fine ringrazi il cielo che il tempo sia trascorso, recuperi l'ancora sempre che venga via
...e ti levi dalle scatole più svelto che puoi.

Rotta 284 per Mykonos.
Tocca pure passare dalle carte al radar e al binocolo.
Perchè poi se passi sopra al pescatore mica gli puoi dire che ti eri distratto perchè stavi seguendo la procedura ISO 9001.

Perchè lui ti dice "ma li mortacci tua, tu e la ISO 9001!"

Cest La Vie ...anche in alto mare

Su una nave capitano anche momenti in cui ti rompi tremendamenti i maroni.
E magari vorresti essere altrove.
Esattamente come in qualunque ufficio del mondo.
Con la differenza che non puoi scendere.

Vuoi per il cambiamento continuo di orario (tra ieri ed oggi siamo tornati indietro di due ore), vuoi perche' i motivi di nervosismo non mancano, e se le persone invece mancano di buon senso puo' essere difficile stabilire un rapporto civile.

Cosi' puoi perdere il sonno e ritrovarti a notte fonda a vagare per la nave senza una rotta precisa.
Ed e' un paradosso perche' la nave una rotta ce l'ha, molto precisa anche.
In pratica l'angolo tra la tua rotta personale (incerta) e quella della nave, rappresenta lo Scarroccio Emotivo (SE).
Per questo io sostengo che l'unico posto decente dove valga la pena stare sia il ponte di comando: li guardi sempre e solo avanti (e soprattutto fuori).

Nelle viscere della balena invece il senso del mare si perde completamente.
Se non fosse per il tremolio continuo delle pareti, potresti essere in un qualunque palazzo sulla Tuscolana.
Oppure a Spinaceto (questo luogo mi perseguita).
Un palazzo dove c'e' una differenza enorme tra i piani bassi, poveri e mediamente sporchini, e quelli alti, ricchi di marmi e legni ed opere d'arte, dove i veri poveri fingono di essere autentici ricchi dandosi un tono tra i saloni addobbati a festa.
La nave e' uno spaccato delle miserie umane.
E conoscerla tutta e' utile, perche' e' un concentrato di tutto quello che trovi a terra, nel bene e nel male.

Quando mi trovo a vagare nelle sue caverne, mi sento contento come un piccolo esploratore.
Ma da qui a dire che ci rimarrei per sempre ce ne passa di acqua.

sabato 25 ottobre 2008

Posizione






Ecco la nostra posizione alle 16:20 di oggi ora italiana (le 17:20 locali).

La rilevo H24 sul sito http://www.marinetraffic.com/ais


E' un progetto molto bello dell'università della Grecia di cui riporto alcune note tratte dal sito.

"About the Marine Traffic project
This web site is created as an academic, open project. It is dedicated in providing free real-time information to the public, about ship movements and ports and our main objective is to expand it to other research applications. The project is currently hosted by the Department of Product and Systems Design Enginnering, University of the Aegean, Greece. The initial data collection is based on the Automatic Identification System (AIS)."

Si tratta di un iniziativa degna di nota poichè consente di rilevare i dati relativi a posizione e velocità delle navi, così come indicati dagli strumenti di bordo.

Dati fino ad oggi riservati ai possessori di un ricevitore AIS, cioè le navi stesse ed i centri di controllo del traffico.

Ciascuno inoltre può contribuire su base volontaria alla copertura della rete, che include già le maggiori localià del Mar Egeo e diverse del Tirreno.

Offre tra le altre cose la modalità di visualizzazione "Nautical", che visualizza le imbarcazioni sulla carta nautica !

venerdì 24 ottobre 2008

Ciao Comandante !

Oggi mi è successa una cosa troppo bella !
Passavo per caso davanti allo Squonk club, dove i bambini si divertono in tutti i modi possibili e immaginabili.
Mi sono affacciato per salutare gli animatori, ma senza fermarmi come faccio di solito.

Faccio per andarmene quando sento questi passetti alle mie spalle.
Mi giro e c'è lui, questo gnometto biondo di 4 anni con un sorriso magnifico che mi insegue.
Ehi Ehi mi fa ...Ciao Comandante !!

Gli ho lasciato il migliore dei miei sorrisi.
E l'augurio di una vita felice.
Maledetti gnomi.

da Wikipedia

Ecco quanto riporta Wikipedia della nostra amata nave, in questo momento in banchina nel porto turco di Izmir.

"La Costa Romantica è una nave da crociera della compagnia genovese "Costa Crociere".

Costruita nel 1993 come nave della gemella della Costa Classica è stata rinnovata nel 2003. I suoi spazi pubblici sono rifiniti in legno pregiato, marmo di Carrara e con costose opere d'arte.
I suoi ponti hanno i nomi di famose città europee quali: Lisbona, Biarritz, Monte Carlo, Madrid, Vienna, Verona, Parigi, Londra, Copenaghen ed Amsterdam.

Ha 644 cabine e 34 suite di cui 10 con balcone privato,2 ristoranti,9 bar,2 piscine, 4 vasche idromassaggio,un percorso jogging lungo 170 m,un centro benessere dotato di palestra,sale trattamenti,sauna e bagno turco;un teatro da 600 posti su due piani (il "Teatro L'Opera"),un casinò,una discoteca,un "Internet Point",una biblioteca,un centro shopping e un Squok Club (Squok è la mascotte di Costa Crociere). Dispone di 14 scialuppe (2+4+4+4)"

Fonte: it.wikipedia.org

giovedì 23 ottobre 2008

Di Controbordo

Alle 21.30 UTC, le 23.30 locali, scendevamo per 131 gradi nel Tirreno, con i nostri 18.8 di velocità.

Quando il radar ci mostra una situazione perfetta per un esercizio sulle precedenze di rotta.

Di controbordo salivano il Queen victoria e Diamond s., un cargo diretto a Livorno.
Venivano su paralleli a poca distanza uno dall'altra, più o meno per 312.
La cosa interessante è che il cargo era quasi esattamente sulla nostra rotta.
E ci è rimasto.

Ora,
il codice della navigazione dice che se due navi si incontrano con rotte opposte, ciascuna prende la sua destra.
Ma in questo caso la cosa non era poi così semplice.
Prendere la destra per noi equivaleva ad infilarsi tra Diamond e la Queen V, una nave passeggeri lunga quasi 300 metri.
Diamond ha continuato imperterrito, dandoci un CPA - il punto di minima distanza previsto - di poco più di 200 metri.
Come dire "adesso vengo li e ti faccio una striscia sulla fiancata".
Fatto sta che nessuno si è sognato di prendere la dritta come dicono i sacri testi.
Siamo rimasti li, ciascuno sulle sue, finchè noi abbiamo preso un paio di gradi sulla sinistra per allargarci un po.

Notte scurissima.
Con una mezza luna completamente arancione che piano piano si staccava dall'orizzonte.
Dall'aletta di destra ho assaporato quei momenti umidi in cui le luci di via all'orizzonte si trasformano prima in un rumore lontano di macchine ed un po alla volta in una sagoma sempre più visibile, che sembra uscire dal buio della notte come un fantasma sull'acqua.
La Queen con le sue luci accese pareva un albero di natale galleggiante.
Il Diamond invece, come tute le navi da carico, si è materializzato solo all'ultimo,
sfilando silenzioso come una balena.

Pieno fino al galleggiamento, con le falchette quasi al pelo dell'acqua.
Concentrato sul suo muto scavare di onde.
L'isola di Ponza ed il suo faro erano alle spalle da poco.
Sul radar cercavamo già la prossima isola.

mercoledì 22 ottobre 2008

L'imbarazzo della Scelta

Per le strade di Catania puoi scegliere liberamente tra la puzza di piscio e quella di immondizia, senza che la cosa desti alcun imbarazzo.

Sporca quasi come la periferia di Napoli prima che il nano di Arcore si mettesse daccordo con i Camorristi per nascondere l'immondizia sotto i viadotti dell'autostrada Roma-Napoli.

Il porto è veramente un postaccio, ed è un peccato perchè il primo approccio alla città dovrebbe essere più dolce.

Nonostante questo, basta respirare un po di più ed allontanarsi dal mare per capire che il posto ed i suoi abitanti hanno ancora molta dignità.

I Catanesi - come la gran parte dei Siciliani - danno l'impressione di essere più educati della maggior parte dei loro connazionali.
Magari più cupi e prepotenti, ma educati.
La gente strombazza meno nel traffico.
Può capitare che una persona attraversi la strada all'improvviso, che uno davanti freni, che un accidente qualunque ti constringa a fermarti di colpo.
L'ho visto più volte e mai ho sentito qualcuno lamentarsi oppure inveire.
Non credo sia soltanto per prudenza.
I catanesi sanno stare al loro posto.

Gli antichi palazzi ancora lasciano intravedere una grandezza perduta da molto.
Via Vittorio emanuele, Piazza Duomo.
Il centro ancora ci prova a darsi un tono, ma basta allontanarsi di poco per andare incontro alla deriva civile.

La raggiante Catania delle canzoni di Carmen Consoli.
Ma poi cosa contano le impressioni ?
Nulla di nulla.

Tempo fa, forse dieci vite fa, credevo di avere i miei criteri per giudicare i luoghi e le persone.
Ero convinto che i giudizi avessero un valore, magari non oggettivo, ma almeno condivisibile.
Ora non ci credo più, alle etichette.
E mi da noia pensare di andarmene in giro a catalogare il mondo. Non ho più criterio.
In nulla.
Non desidero averne.

Mi lascio trasportare, semplicemente.
Dagli odori, dalle puzze, dai colori, dai volti.
Dal fatto che un posto sia più o meno arioso.
Dalla luce.
Da pure indicazioni casuali.

Viale Sicilia ad esempio, dopo la claustrofobia dei vicoli puzzolenti, per un po mi è sembrato il posto migliore in cui passeggiare.
Strada ariosa di Banche e grandi assicurazioni.
Vuota di storia e di umanità.
Se solo avessi trovato una libreria aperta.

Seduto al tavolino di un bar casuale, mi godo il privilegio, rispetto ad altri viaggiatori, di riuscire ad intendermi con il cameriere senza dire nemmeno una parola.
A sguardi e lenti movimenti del viso.
Gli stessi con cui puoi ordinare un caffè oppure condannare a morte un uomo e la sua famiglia.
Ordinazione, servizio e conto.
Tutto senza fiatare.
Cose del sud.

Catania mi commuove.
Mi danno pena le sue strade trasandate,
i palazzi scuri di fuliggine davanti al mare,
la gente rassegnata.
E mi risuonano nella testa le parole di una canzone.
"...Avrei voluto parlarle di me
Chiederle almeno perchè"

martedì 21 ottobre 2008

Middle Sea Race



"Rosebud (USA), Moneypenny (USA) and Alegre (GBR) have been locked together for much of the race so far and it looks as though this pattern is set to continue"
Ed in effetti quando sul ponte hanno cominciato a vedere una serie di puntini sul radar, in avvicinamento allo stretto, era ormai chiaro che i tre cavalieri del carbonio erano già un pezzo avanti.
Bolinavano mure a dritta verso Stromboli mentre il resto della flotta arrancava per superare i 4 nodi di corrente contraria sul lato destro dello schema di separazione del traffico mercantile.

Messina Traffico ha avvisato con un discreto ritardo della presenza di più di 20 barche in questo spazio relativamente piccolo.
La tensione è chiaramente salita considerata la difficoltà di manovra per una nave di medie dimensioni coma la nostra, e la presenza di altre navi di cui una nella stessa direzione con velocità molto più bassa.
Il grosso dei concorrenti risaliva giustamente sottocosta sulla destra, per evitare il flusso di corrente contraria il più possibile.
Tra loro la splendida Steinlager 2 del compianto Peter Blake.



Nessuno ha avtuo problemi, tranne un cargo costretto a strane acrobazie che si è poi messo sulla nostra scia per risalire tranquillo.
E' stato emozionante trovarsi in mezzo a tante barche a vela.
E' chiaro che il cuore di un velista batte sempre un po più forte in questi casi.
Poco più tardi abbiamo raggiunto - ormai quasi a stromboli - il gruppo di testa, Rosebund, Moneypenny ed Alegre, le ultime due ingaggiate in un quasi match race.
Ho stramaledetto l'assenza di un buon tele perchè sarebbero venute fuori delle discrete foto.

Purtroppo la nostra rotta passava sopravvento a queste splendide barche che ormai seguivo da vicino dall'aletta di sinistra.
Speravo che la distanza fosse maggiore, ma quando ho visto i primi due poggiare vistosamente subito dopo il nostro passaggio ho capito che ci sarebbero fischiate le orecchie di li a poco.
E così è stato.

lunedì 20 ottobre 2008

Il primo giorno




E’ passato solo un mese eppure sembra già un ricordo lontano.
Al primo giorno di imbarco, all’incontro con la Balena Bianca, ci arrivo con il mio fratellino, in auto.
Ostia – Civitavecchia verso le 8 del mattino, forse anche otto e mezza.
Una giornata luminosa ma tesa.
La compagnia aveva già rimandato l’imbarco di una settimana, con un preavviso ridicolo ed una semplice mail.
Che ovviamente non avevo letto fino alle ore 23.47 della sera prima, quando ormai i bagagli erano pronti e lo spirito anche.

Nonostante la rabbia mi ero limitato a tirare giù una lista di santi silenziosamente, messo la mia valigia in un angolo, abusando ancora della pazienza e dell’ospitalità di Andy e Paola, infilato quattro mutande ed un costume nello zainetto, e preso il primo aliscafo per Ponza.
Idea superba.
Rifugiarsi nell’isola proprio mentre la folla dei predoni estivi cominciava a rientrare nelle proprie caverne continentali.
Schizzare via dal traffico della città un attimo prima dell’inizio del big bang, la crisi di nervi autunnale della casalinga guidante alle prese con l’inizio della scuola.

Ora i ricordi delle passeggiate in barca cominciavano a sovrapporsi alla linea intermittente della carreggiata autostradale, nell’attesa di capire cosa mi sarebbe successo di li a poco.
Alla sbarra del molo 25 c’era un tipo giovane di quelli zelanti, che sono convinti di servire l’umanità esercitando come possono l’unica forma di potere a loro disposizione: rompere i coglioni al prossimo.

Più precisamente mio fratello non era sulla sua fottuta lista da sbirro dei poveri. Birichino.

Ci siamo salutati velocemente, senza troppe moine.
In fin dei conti non era la partenza per l’Iraq: si trattava di andare avanti e indietro tra la Grecia e l’Italia con un grosso traghetto, una balena bianca di ferro.
Nulla di particolarmente poetico.

Ma il momento per me richiedeva comunque una certa solennità.
Volevo avvicinarmi al cetaceo ferroso con calma, cercando di annusarlo.
Capire il suo linguaggio misterioso fatto di vibrazioni di cavi tesi, di oscillazioni lente nel cavo dell’onda, di cigolii notturni.
Vedere infine da quali angeli e da quali mostri fosse abitato nelle sue caverne marine.

Io cerco sempre, ed inutilmente, di rimanere lucido in questi casi.
In realtà me ne starei li imbambolato come nella foto da bambino al Luna Park con alle spalle un finto, enorme scimpanzè.
Aspettando che la marea di odori e volti e voci si dissolva per lasciare una sintesi.

Ma non c’è mai tempo per queste cose.
Troppa poesia.
Entri e ti chiedono chi sei, con chi lavori, aspetta qui.
Allora vediamo un po, ma lei la divisa ce l’ha ?
Divisa ? Quale divisa ?

Poi ti caricano su un autobus e via in Capitaneria, a consegnare il libretto, ad iscriversi al turno, a firmare carte.
A perdere 3 ore per una tonnellata di cazzate burocratiche che ti fa capire quale paese medioevale siamo.
Nel caso non l’avessi capito nei precedenti quarant’anni.
Burocrati inutili, timbratori professionisti e paraculi autentici.
Via così, si torna alla nave per cercare di capire come procurarsi le famigerate divise che tutti conoscono tranne te.

Poi ci sono le presentazioni più o meno casuali, che su una nave con 600 persone di equipaggio ti lasciano stordito per tre giorni.

E soprattutto capisci che in un posto così, tredici ponti su 220 metri di lunghezza, duemila persone a bordo, sei veramente perso se in qualunque luogo della caverna galleggiante non sai dove sta la prua e dove sta la poppa.

Ma va figurati, proprio io, pensavi, che le navi le studio da quando avevo tre anni.
Si, proprio tu, la poppa e la prua, per non parlare della dritta e della sinistra.

Il primo giorno, quello dell’incontro con la Balena Bianca, è stato un giorno da stonati, un giorno in cui pensi di capire almeno qualcosa ma in realtà non hai capito proprio niente.

Alice nel Paese della Meraviglie, un adolescente in acido al suo primo concerto dei Jefferson Airplane.

Poi ad un ora imprecisata del giorno avverti un leggero movimento.
La nave si stacca dalla banchina muovendosi lateralmente e dovunque tu sia, qualunque cosa tu stia facendo, sai che devi correre subito fuori, salire sul ponte più alto che trovi e guardare di sotto di sopra ed intorno.

I rimorchiatori agguantano enormi cavi che ti porteranno fuori, le radio bippano senza sosta inframmezzando spezzoni di ordini tra il ponte la prua e la poppa.
La pilotina del porto si accosta a sinistra per imbarcare il pilota.

Avverti il movimento dentro le ossa, come se fosse tutta la tua materia ad essere trascinata fuori da li, come se il cavo principale fosse legato ad un punto di te da cui è possibile sollevare la tua anima e lanciarla verso l’orizzonte.

Come nelle barche a vela, quel punto esatto lungo la chiglia a cui è possibile agganciare un singolo cavo e sollevare lo scafo di peso.

Pochi minuti e la prua punta già verso un sole enorme e sproporzionato, non ancora rosso ma già quasi sulla linea dell’orizzonte.
La linea d’ombra.

Il tempo di renderti conto che i tuoi occhi sono molto, molto più lucidi del solito, e di pensare “ma che mi sono fumato ?”.

La cosa veramente bella è che la risposta è
...Niente!

mercoledì 15 ottobre 2008

Capo Malè

....E' ancora una guerra.

Questa dell'equilibrio tra il sonno e la veglia.
Ogni volta che credi di aver trovato un equilibrio arriva il cambio settimanale di fuso orario a spiazzarti.

Avanti di un ora il martedì, torna indetro il sabato, e via così.
Tutte le settimane.

Giornate strane ...apatiche.
Altre piene di energia in cui non riesci ad addormentarti fino a tardi e vorresti fare di tutto e di più.

Adesso.
Guardo fuori dall'oblò della stazione radio.
Un ampio promontorio brullo, la torre di un faro, un isola.

Il vento deve essere bello fresco se posso vedere le onde con la cresta bianca scavarsi la via ed accompagnare la nave sui suoi 96 gradi di rotta, proprio qui, davanti al profilo rosso delle lance sul ponte di dritta.

Il bianco dell'oblò e delle paratie, il rosso dei ganci di ritenuta dei verricelli.
L'azzurro.

E' c'è questa cosa magica dell'effetto screensaver, come stare in ufficio e guardare il mare su un monitor di forma circolare appeso al muro.
Ma se ti alzi dalla sedia, fai 10 metri, apri una porta ed esci fuori ...sei dentro lo screen saver.

Alle 16:40 rileviamo al radar capo Malè per 60 gradi a 6,5 miglia.
Punto sulla carta.
Rotta 096.
Amen.